I gravissimi fatti messi in luce nei giorni scorsi dagli organi di informazione, che riguardano le denunce di violenze sessuali avvenute all’interno del reparto di psichiatria dell’Ospedale Molinette di Torino su pazienti con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, tornano a far emergere gli effetti delle forti lacune e delle tante criticità della sanità piemontese. 

La CGIL Torino e la FP CGIL Torino tornano a chiedere risposte e interventi in materia sanitaria, specialmente per ciò che riguarda l’urgenza di dare applicazione alla legge regionale del 2022 sulla creazione di reparti ad hoc per le patologie dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e di finanziare adeguatamente i centri specializzati che già esistono sul nostro territorio e in tutt’Italia. I dati rappresentano una situazione allarmante in cui sono oltre  3 milioni le  persone in Italia (nel 90% dei casi di genere femminile) che  hanno ricevuto una diagnosi di DNA (disturbi della nutrizione e dell’alimentazione) e sono state prese in carico, con una crescente percentuale di minori o giovani adulti. Il fenomeno ha avuto un suo apice durante la pandemia da Covid-19, ma non ha mai smesso di aggravarsi, nel trattamento dei DNA, la carenza di personale degli specialisti, come psichiatri, psicologi, assistenti sociali, personale di assistenza e neuropsichiatri infantili.

“Non solo c’è una legge regionale approvata nel 2022 per sostenere la nascita di reparti ad hoc per chi soffre di patologie di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione mai finanziata e mai applicata” – dichiara Elena Palumbo della Segreteria CGIL Torino, “ma ad oggi la situazione è molto più critica sia perché gli attuali centri DNA operanti sul territorio sono insufficienti o perché addirittura, come nel caso dell’Ospedale di Lanzo nell’ASL TO4, vengono depotenziati non riuscendo così a soddisfare una domanda sempre più crescente, aumentando le liste di attesa con tempi che purtroppo sono più lunghi rispetto all’urgenza di diagnosi. Ciò porta a risultati a volte nefasti, soprattutto per persone giovani che hanno bisogno di setting di appropriatezza di cura”. 

“Il personale sanitario non può essere lasciato solo ad affrontare un fenomeno così esteso e preoccupante: serve una diversa organizzazione ospedaliera che porti alla creazione di reparti dedicati al disturbo del comportamento alimentare sia per adulti che per i minori, che non possono essere collocati nei reparti psichiatrici o nei reparti di pediatria. E’ tempo di risorse da investire sul territorio nei servizi di prevenzione e presa in carico, oltre che una programmazione sanitaria che tenga conto dei bisogni di salute di queste persone” aggiunge Nino Flesia, Responsabile Territoriale per la Funzione Pubblica CGIL.