Nella giornata di lunedì 10 febbraio, il Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure, ha presentato il percorso per arrivare a un referendum abrogativo regionale che fermi la corsa alla privatizzazione della sanità pubblica e garantisca il diritto alla salute per tutti e tutte.
Si tratta di abrogare la legge regionale del 2012 che consente di adottare le cosiddette sperimentazioni gestionali, cioè la possibilità alle Asl, autorizzata dalla Regione, di organizzare partecipazioni societarie in organismi misti, quindi di costruire delle società con dei soggetti privati per gestire i servizi veri e propri di cura e di presa in carico di continuità assistenziale.
Per fare questo, il Comitato lancia il referendum abrogativo, uno strumento di partecipazione diretta dei cittadini e delle cittadine piemontesi che dovranno rispondere a un quesito molto semplice: “Volete voi che sia abrogata la legge regionale 31 gennaio 2012, n. 1, ‘Sostituzione dell’articolo 23 della legge regionale 23 maggio 2008, n. 12’“?
La procedura prevede la raccolta di un minimo di 600 firme certificate da presentare a una Commissione di saggi composta da ex consiglieri regionali, magistrati in pensione, ex giudici e avvocati che dovrà esaminare la congruità del quesito. Per congruità si intende che non confligga con la Costituzione e che non interferisca con la legge di bilancio. Se la Commissione riterrà congruo il quesito si andrà successivamente all’Ufficio di Presidenza della Regione (composto da tre esponenti della maggioranza e due della minoranza) che potrà deliberare in un senso o nell’altro, ma solo all’unanimità. Sarà il Consiglio Regionale, al termine di questo iter, a decidere lo svolgimento o meno del referendum. In caso affermativo, dopo aver raccolto 60mila firme, la prima finestra utile per votare potrebbe essere la primavera del 2026.
Per il segretario generale della Cgil Piemonte, Giorgio Airaudo “la situazione della sanità piemontese è talmente emergenziale che serve una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale della sanità pubblica. Promuovendo questo referendum noi diciamo alle forze politiche, sia di governo che di opposizione, di cogliere questa opportunità per restituire ai cittadini e alle cittadine piemontesi il diritto di esprimersi”.
“Penso di poter parlare a nome degli altri ordini professionali che fanno parte di questo Comitato - ha detto Guido Giustetto, Presidente dell’Ordine dei Medici – perché noi abbiamo un compito preciso, quello di tutelare la salute della popolazione che ora, in questa situazione, non siamo in grado di fare. Penso ai malati cronici che avrebbero bisogno di un rapporto continuativo ma l’attuale sistema sanitario li spedisce, come palline di flipper, da una parte all’altra e non risponde più a una parola fondamentale che ci stiamo dimenticando, la cura”.
Anche per Valerio Tommaselli, della segreteria regionale Anaao-Assomed, “ci sono questioni morali ed etiche anche nel modo in cui ci troviamo costretti a lavorare, con ritmi che non consentono di rispondere alle necessità”.